Fight Club compie 20 anni (+1): come Tyler Durden ha rappresentato la generazione X

Nell’ottobre del 1999 Fight Club è arrivato nella sale dei cinema statunitensi, cambiando per sempre la storia del cinema e diventando la voce di un’intera generazione. La storia di Fight Club, infatti, racconta di alienazione, di consumismo e di una società segnata dal benessere materiale, ma non spirituale.

Vediamo come questa pellicola (senza spoiler!) e il suo protagonista, Tyler Durden, sono diventati il simbolo di tutti i giovani adulti appartenenti alla cosiddetta generazione X.

Fight Club: la storia di un film cult

“Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club.” Chi è cresciuto negli anni ‘80 e ‘90 non può non aver sentito almeno una volta questa frase, diventata iconica, del film di David Fincher.

Il Fight Club, come suggerisce il nome stesso, racconta la storia di un circolo segreto di combattimento in cui il protagonista e Tyler Durden organizzano lotte clandestine. Ma il Fight Club è molto di più: sono uomini che vogliono combattere con tutte le proprie forze contro l’American way of life perché alienati dalla società consumista in cui vivono.

Prima di fondare ed entrare nel Fight Club, il protagonista, di cui non viene mai detto il vero nome, lavora come consulente assicurativo per un’importante casa automobilistica. È il tipico yuppie – giovani uomini d’affari, per bene e con il mito della ricchezza – con la peculiarità, però, di essere frustrato e schiavo della vita “capitalista” che conduce, abbattuto dal jet leg e in balia costante dell’ansia.

Questo eroe moderno trova nel Fight Club un’apparente cura per il proprio malessere e, nel corso della storia, scopre che la vera lotta è con se stesso per tirare fuori la parte migliore di sé. Alla Festa del Cinema di Roma 2019, il simbolo di un’intera generazione ha commentato così: “Ci siamo sentiti tutti molto connessi a questo soggetto: il film ha avuto origine da qualcosa che sentivamo davvero e che ci apparteneva nel profondo. È un film che abbiamo fatto per noi stessi e per i nostri amici, e vi abbiamo lavorato con la massima sincerità. (…) Fight Club ha iniziato a parlare veramente al pubblico e con il tempo è diventato ciò che volevamo.” [1]

[1] https://movieplayer.it/articoli/edward-norton-intervista-festa-del-cinema-di-roma-2019_21681/

Tyler Durden: il simbolo di una generazione

Fight Club è stata presentato alla 56a Mostra del Cinema di Venezia, scatenando reazioni opposte da parte della critica e, soprattutto, segnando una generazione – chiamata “X” – come pochi altri film dell’epoca.

Con Generazione X si fa riferimento a coloro che sono nati tra il 1965 e il 1980 le cui caratteristiche sono in realtà poco definite, tanto da guadagnare il nome X come a rappresentare la mancanza di un’identità sociale chiara e precisa. Ciò che è indubbio è che questa generazione è nata e cresciuta assistendo alla fine della guerra fredda e all’ascesa degli Stati Uniti, e del relativo stile di vita, come potenza mondiale. Ecco, dunque, Fight Club come risposta ai dubbi e alle incertezze di molti giovani di quel tempo che hanno contribuito in maniera decisiva a trasformare questo film in un vero e proprio classico.

Tyler Durden e il suo club sono diventati lo specchio di un’intera generazione, venuta dopo il boom economico e che ha visto la stabilità propria dei cosiddetti Baby Boomer venire meno di fronte alle sfide del nuovo mondo. Dopo un iniziale flop al botteghino, Fight Club ha segnato la cultura e l’estetica anni ‘90, diventando un caso di successo della storia del cinema e un vero e proprio cult movie.


Fonti immagini:

 

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