Lockdown, il Berghain diventa una galleria d’arte contemporanea

Gli effetti del Covid si sono fatti sentire anche per la discoteca techno più famosa al mondo: luogo mitico della vita notturna berlinese, il Berghain ha chiuso i battenti il 20 aprile a causa della pandemia mondiale per poi riaprire temporaneamente come location per una mostra di arte contemporanea.

Anche il Berghain, dunque, ha dovuto ripensare la propria organizzazione: infatti, “Il domani è la domanda” (Morgen ist die Frage), è la scritta recentemente comparsa sulla facciata del Berghain come a chiedere quali saranno le prospettive e il futuro del clubbing, non solo a Berlino, ma in tutto il mondo.

Vediamo qual è la storia del locale più noto della capitale tedesca e come ha reagito all’emergenza sanitaria.

La mostra al Berghain di Berlino

Dopo essere stato costretto a chiudere a causa del Covid19, oggi il mitico locale berlinese si reinventa per ospitare Studio Berlin, una mostra di arte contemporanea che riunisce le opere di ottanta artisti che vivono nella metropoli tedesca in un’esposizione trasversale tra pittura, fotografia, scultura e installazioni multimediali.

Come racconta il collezionista Christian Boros che insieme alla moglie Karen Boros cura la mostra, l’idea è nata durante la quarantena dopo essere stati contattati da numerosi artisti presenti in città. “Per tre mesi, durante il lockdown, parlavamo con diversi artisti al telefono ogni giorno. Berlino era bloccata, quindi perché non lavorare insieme?“.

Il Berghain, dunque, ha deciso di rimanere fedele alla sua missione di proporre e diffondere l’arte nel senso più ampio del tempo, secondo i propri canoni di eccentricità e stravaganza.

La storia del leggendario club berlinese

La storia del Berghain è strettamente legata a quella dell’Ostgut, dance club fondato da Michael Teufele e Norbert Thormann che hanno aperto le porte alla musica techno industriale e all’idea di creare un luogo che fosse un inno alla libertà e alla disinibizione. Un piano di riqualificazione del 2003, però, porta al suo abbattimento e, di conseguenza, alla ricerca di una nuova location che fosse capace di ricrearne l’atmosfera. 

È così che nel 2004, da una ex centrale elettrica, nasce il Berghain – unione di berg e hain ovvero i quartieri berlinesi di Kreuzberg e Friedrichshain – considerato oggi uno dei club underground più importanti del panorama musicale attuale, catalizzatore di outsider e alternativi provenienti da tutto il mondo. Il Berghain, infatti, è diventato quasi una leggenda nonché il cuore della scena techno di Berlino grazie alla sua filosofia un po’ decadente, estremamente libera e fuori da ogni schema o pregiudizio.

Il dress code per entrare al Berghain

Da un punto di vista socio-culturale, il Berghain è da sempre associato ad una visione del mondo e della vita edonista e un po’ libertina che ha l’obiettivo di creare e offrire uno spazio unico nel suo genere all’insegna della libertà. Per questo motivo, c’è sempre stata una forte volontà di mantenere intatto questo spirito, trasformando in leggenda la selezione all’entrata del locale nonché il dress code perfetto per essere accettati.

Il locale, infatti, ha volutamente mantenuto un’aura di segretezza riguardo alle policy di entrata, da molti ritenute misteriose, e che fanno sì che non ci sia mai la certezza di entrare al Berghain. In realtà, non esiste un codice precostituito: il frequentatore ideale del Berghain ha una forte personalità, ma al tempo stesso un’indole rilassata e tranquilla (infatti, non sono visti di buon occhio i gruppi chiassosi) e, soprattutto, ama profondamente la musica. Meglio evitare look troppo classici con camicia e mocassino per optare invece per outfit minimal – un total black, ad esempio – o, al contrario, eccessivamente eccentrici.

Infatti, una carta vincente per avere accesso al club è certamente la personalità: bisogna dimostrare di essere una persona dalla forte identità attraverso abbinamenti anche audaci e preferibilmente dai toni dark. Un esempio? Maxi felpa nera, collant (neri, con i glitter, fluo), giubbotto nero e scarponcini dalla suola alta e spessa.

In conclusione, nonostante gli inevitabili cambiamenti a cui il mondo delle discoteche sta andando incontro a causa del Covid, il Berghain con la mostra Studio Berlin è riuscito a mantenere la sua aura di riservatezza, unicità e libertà, scegliendo sempre e comunque l’arte e le sue eccentriche manifestazioni.


Fonti immagini:

 

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